Il ritorno della Pantera

luglio 7, 2014 § Lascia un commento

 stefano vitale

éIl 6 dicembre del 1989 gli studenti dell’università di Palermo occuparono la facoltà di Lettere e Filosofia per protesta contro la Legge del socialista Ruberti che trasformava l’università in direzione privatistica. Gli studenti si ribellavano al degrado della scuola: chiedevano più qualità, volevano studiare meglio, in locali adeguati, con professori motivati. I ragazzi si definivano apartitici, democratici, non violenti e pacifisti.  Il 27 dicembre a Roma venne avvistata una pantera sulla via Nomentana. Arrivata chissà da dove, non fu mai ritrovata.  Due giovani pubblicitari ebbero l’idea di lanciare lo slogan “La pantera siamo noi” e lo regalarono agli studenti. Nel frattempo la protesta si era estesa a Roma, Torino con scontri anche significativi un po’ ovunque.  Il movimento sperimentò la mobilitazione politica attraverso la rete dei fax lanciando una prima esperienza di “social network” alternativo. Non so se Stefano Benni abbia pensato a queste cose quando ha scritto il suo racconto “Pantera” (Feltrinelli, 2014, pag.106, € 12,00). Forse sì, perché ci parla di ragazzi inattesi, inafferrabili. Pantera è una ragazza emarginata, sola, con una classica storia di abbandoni alle spalle. Tutti gli eroi adolescenti della letteratura non hanno legami col mondo adulto familiare e Pantera non fa eccezione. Questo non è solo un topos letterario, è anche un desiderio di ogni adolescente che si rispetti. La storia è narrata da un altro adolescente, anch’egli solo e svincolato da legami familiari. Un sorta di vagabondo quindicenne, un precario, un fricchettone insomma. La storia è semplice, ma avvincente. Il ragazzo-narratore (Benni stesso?) lavora la sera nel mitico locale “I tre Principi”. Qui si gioca a biliardo, un gioco “superiore” che richiede qualità umane e tecniche speciali. Ma è un mondo di soli uomini, di uomini soli, un mondo sotterraneo,  caratterizzato da regole ferree e da una divisione classista “meritocratica” ben definita. I Grandi Giocatori sono pochi e giocano su biliardi speciali: i Tre Principi, appunto. Per arrivarci c’è solo Borges (un ex Grande Giocatore, ovviamente cieco) che decide se e chi può avere questo onore. Pantera, una Dea dalle sembianze di Dark Lady, irrompe in questo mondo. Talento assoluto del biliardo, fatto inusuale per una ragazza, sbaraglia il campo e in una escalation avvincente di partite tiratissime, conquista un ruolo dominante. Sempre silenziosa, misteriosa insondabile creatura che nasconde se stessa a se stessa ed altri altri: dove vuole arrivare? Per cosa gioca? Ma soprattutto contro chi gioca veramente? Il nostro adolescente-narratore-Benni è stregato da Pantera, se ne innamora insomma. Finchè arriviamo all’epilogo segnato dall’incredibile sfida con l’Inglese, un altro super-giocatore dall’aspetto a metà strada tra Dorian Grey e David Bowie, anch’egli solo ed alla ricerca di se stesso, di una nuova vita. Il finale è molto bello: aperto, triste, ma anche autentico perché segnato da un intreccio di caso, necessità e scelte consapevoli. Un intrigo: come deve essere un adolescente a quindici anni. Finito? Niente affatto. Benni ci regala un altro ritratto femminile. Aixi è una bambina di 12 anni smilza come un’acciuga che vive in una capanna sul mare. Una versione della sirenetta dai capelli di fuoco, goffa sulla terraferma, un pesciolino in mare. La chiave del racconto è una sorta di  realismo magico che alleggerisce il quadro, ma anche qui  si deve fare i conti col dolore, con qualcosa che sfugge. In questo caso c’è una madre fuggita via e un padre pescatore malato che può solo guardare con rimpianto il mare. Altri adulti distratti o avidi cercano di sottrarre Aixi al suo compito e di rubarle il suo tesoro fatto di meraviglie marine, libertà, pesche eroiche e miracolose alla Hemingway: «Il mare profondo è l’ultimo posto dove puoi ancora incontrare qualcosa che ti lascia senza fiato». Aixi, come Pantera deve scegliere e le scelte sono decisive per il futuro. Quando si è adolescenti non è sempre facile accorgersi di essere in bilico tra una vita e l’altra. Si pensa di avere tempo. Ma così non è. Ci sono scelte che si fanno senza accorgersene, ci sono situazioni che potevano andare diversamente solo se noi avessimo detto, avessimo fatto… ma ci sono momenti in cui si deve scegliere, anche se hai solo dodici o quindici anni. “Il destino non conosce il vincere o perdere, sa solo nascondersi o svelarsi”. Ma tutti abbiamo bisogno di sperare in qualcosa di meglio, gli adolescenti per primi. Di questo ci racconta Benni, sostenuto anche dalle tavole di Luca Ralli, e lo fa con la sua ritrovata maestria narrativa: efficace e coinvolgente, capace di essere “pop” e finemente letteraria. Come gli adolescenti, appunto.

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